Ferro

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Il ferro, peso atomico 55.8, è presente nel corpo umano nella quantità di 4-5 gr, tre quarti dei quali utilizzati per la formazione di emoglobina, metallo-proteina essenziale per il trasporto dell’ossigeno ai tessuti.
Viene introdotto nell’organismo con gli alimenti sia animali che vegetali e la vitamina C, come abbiamo già visto, ne favorisce l’assorbimento.

Il ferro è presente nella composizione chimica del capello ed è ovviamente necessario alla vita del cheratinocita perché, in carenza di ossigeno, la catena respiratoria mitocondriale rallenta e conseguentemente diminuisce la produzione di energia, sotto forma di ATP, necessaria alle sintesi proteiche.
E’ ormai diventato un classico somministrare ferro a chi perde i capelli e in effetti vi è concordanza nel ritenere che la carenza di ferro, anche in assenza di anemia, possa essere causa di defluvio generalizzato in telogen.
Comunque l’iposideremia è una condizione molto comune ed è quindi facile la sua associazione, più o meno fortuita, con un defluvio. Se comunque viene scoperta una deficienza di ferro in chi perde i capelli, questa deve essere trattata. Inoltre è importante ricordare che una deficienza di ferro (iposideremia) è spesso spia della carenza di altri metallo-ioni come zinco e magnesio.

Il ferro, oltre ad essere un componente essenziale dell’emoglobina, è costituente di molti metallo-enzimi e fra questi ricordiamo:
– la catalasi che ci protegge dal perossido di idrogeno (H202);
– le aldeidossidasi, necessarie alla ossidazione aerobica dei carboidrati;
– i citocromi, necessari al trasferimento degli elettroni nella già ricordata catena respiratoria.

La sideremia normale oscilla fra 0,6 e 1,5 mg/ml di siero, ma è suscettibile di variazioni fisiologiche in rapporto a svariate condizioni: età, sesso, gravidanza, lavoro muscolare, ecc. Il fabbisogno giornaliero di ferro si aggira sui 18-20 mg.

Metabolismo del ferro
Il ferro viene ingerito con l’alimentazione, soprattutto con composti di eme e sali organici; è sottoposto all’azione dell’acido cloridrico nello stomaco (pH 1,5) dove tali composti sono scissi a formare ioni ferrici. Gli ioni ferrici reagiscono con gli agenti riducenti e con la gastroferrina. Solo il ferro legato con la gastroferrina può andare incontro ad assorbimento che si ha soprattutto nel duodeno e nella porzione prossimale del digiuno.
La maggior parte di questo ferro si deposita come ferritina soprattutto nel fegato (ma rilevabile anche nel plasma) o viene utilizzato dai mitocondri per le sintesi enzimatiche. Il rimanente viene trasferito al plasma dove si lega strettamente, nello stato ferrico, alla beta 1 globulina transferrina.
Il ferro lascia il plasma soprattutto entrando nella serie eritroide, da cui c’è un considerevole feedback nel plasma, soprattutto attraverso le cellule reticoloendoteliali. Nelle cellule eritroidi in via di sviluppo del midollo osseo, gli ioni ferrosi si combinano con la protoporfirina a formare l’eme.
Il 18% circa del ferro che esce ed entra nel plasma è in equilibrio con la transferrina dei liquidi extracellulari, la formazione e la scissione della mioglobina e degli enzimi eme, l’assorbimento del ferro e i depositi di ferritina.
Il ferro viene eliminato o perso attraverso il normale ricambio dell’emoglobina con l’urina, col sudore, con la desquamazione cutanea, con le feci quanto non assorbito e quanto deriva dalle piccole continue e inapparenti emorragie del tratto gastroenterico, con le mestruazioni.

Iperdosaggio:
Una tossicità acuta marziale è la seconda causa di avvelenamento nei bambini ed è spesso dovuta ad eccessiva somministrazione di supplementi a base di ferro da parte dei familiari.

Il sovraccarico marziale determina:
– emosiderosi, caratterizzata da un aumento tissutale generalizzato di ferro senza alterazioni di tipo fibrotico
– emocromatosi, in cui a livello del fegato, milza e pancreas si determinano alterazioni fibrose.

Queste patologie sono secondarie a malattie emolitiche, patologie epatiche, pluritrasfusioni o ingestione di quantità eccessive di ferro per periodi prolungati.

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