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Picnogenolo (proantocianidine oligomere)

I radicali liberi sono molecole distruttive responsabili del processo di invecchiamento in generale, capaci di danneggiare le strutture cellulari e il DNA.
Le più recenti ricerche stanno dimostrando l’esistenza di una serie di antiossidanti molto più potenti: si tratta delle proantocianidine oligomeriche, anche dette leucoantocianine o picnogenoli.

Quando si parla di antiossidanti naturali vengono subito alla mente sostanze quali beta-carotene, vitamina C e vitamina E, la cui efficacia nel prevenire i danni cellulari dovuti ai radicali liberi è ormai riconosciuta da tutto il mondo scientifico. I radicali liberi sono molecole distruttive responsabili di invecchiamento in generale, capaci di danneggiare le strutture cellulari (membrana, mitocondri) e il DNA.
Per questo motivo sono anche ritenuti la primitiva causa di affezioni croniche (in particolare disturbi cardiovascolari) e degenerative.
Le più recenti indagini scientifiche stanno dimostrando l’esistenza di una serie di antiossidanti molto più potenti di quelli classici appena citati: si tratta delle proantocianidine oligomeriche (OPC=Oligomeric Proantho Cyanidis), anche dette leucoantocianine o picnogenoli.

OPC=Picnogenoli
Le proantocianidine oligomeriche costituiscono una famiglia di polifenoli naturali appartenenti alla classe dei bioflavonoidi, ritrovati in diversi frutti e piante, presenti in concentrazioni particolarmente elevate nei semi di uva rossa e nella corteccia di pino marittimo.
Sono formati da un numero variabile di unità flavaniche (catechina, epicatechina) e hanno la caratteristica, se riscaldati in ambiente acido, di idrolizzarsi fornendo antocianidine (da qui la denominazione di proantocianidine).
Le prime discordanze nascono tuttavia sulla definizione “oligomeriche”: per alcuni sono da intendersi per oligomeri quei composti contenenti da 2 a 4 unità (flavaniche in questo caso), per altri da 2 a 10 o più.
Neppure semplice è determinare quali siano gli oligomeri maggiormente biodisponibili o biologicamente attivi: dimeri, trimeri e tetrameri hanno la giusta grandezza per legarsi al collagene, per svolgere una inibizione enzimatica, per legarsi al genoma. È vero tuttavia che durante la digestione, nell’ambiente acido dello stomaco, gli oligomeri a più alto peso molecolare vengono idrolizzati in oligomeri più piccoli.

Dal confronto delle diverse interpretazioni si evince che l’efficacia di un estratto contenente OPC dipende non tanto dal contenuto di polifenoli totali quanto dalla ricchezza in frazione oligomerica (2-7 unità) unitamente a un basso contenuto in monomeri (catechina ed epicatechina) e in polimeri con più di sette unità (eptameri).
I polimeri veri e propri sono denominati invece tannini o composti tannici. Le proantocianidine oligomeriche possono essere anche esterificate parzialmente con acido gallico.
Quasi tutti gli estratti reperibili in commercio riportano un titolo in proantocianidine oligomeriche pari al 95%; tuttavia i metodi usati per la determinazione quantitativa impiegata per produttori possono essere diversi (HPLC. Spettrometria di massa) e fornire quindi risultati non sempre direttamente comparabili.

La composizione percentuale tipica dell’estratto standardizzato di semi di uva rossa è la seguente:
-max. 2% monomeri (catechina e epicatechina)
-15% dimeri (proantocianidina B1, B2, B3 e B4)
-20% dimeri e tetrameri
-60% oligomeri da 5 a 7 unità.
La composizione tipica dell’estratto standardizzato di corteccia di pino marittimo non è generalmente ben definita anche se viene riportato un titolo complessivo del 95% in OPC.

Proprietà farmacologiche delle OPC
Azione antiossidante: Meunier et al. per primi misero in evidenza l’attività antiossidante delle OPC, valutandone l’effetto scavenging nei confronti degli anioni superossido e la capacità di inibire la perossidazione lipidica. Tale attività è stata recentemente dimostrata con diversi modelli sperimentali da Maffei Facino R. et al.
L’azione antiossidante risulta inoltre potenziata dalla notevole capacità di inibire (non-competitivamente) l’enzima xantina ossidasi, promotore della formazione dell’anione superossido. Le proantocianidine oligomeriche si sono dimostrate 15-30 volte più efficaci della vitamina E e degli altri antiossidanti classici.
In particolare sono risultate molto efficaci sia nella fase di induzione che nella fase di propagazione della perossidazione lipidica (il modello sperimentale prevede una perossidazione lipidica indotta da ultrasuoni su liposomi di fosfatidil colina).
Azione antienzimatica è stata testata “in vitro” su diversi enzimi fra i quali elastasi, collagenasi, ialuronidasi, betaglucoronidasi (coinvolti nel ricambio delle principali componenti della matrice extravascolare: elastina, collagene, ac.ialuronico) e xantina ossidasi (coinvolto nella formazione dell’anione superossido). Inoltre è stato dimostrato che la alfa-1-antitripsina, inibitore degli enzimi proteolici, viene a sua volta inibita da composti contenenti ossigeno attivo, lasciando così via libera ai sistemi enzimatici da essa controllati, col risultato di accelerare la distruzione della matrice extravascolare.

Le proantocianidine bloccano pertanto l’intero processo a due livelli: impedendo la formazione di composti contenenti ossigeno attivo e limitando direttamente l’attività enzimatica.
Questa ipotesi è supportata dai dati di farmacocinetica che indicano un notevole tropismo delle OPC per i tessuti ricchi di glicosaminoglicani, come ad esempio le pareti dei vasi sanguigni. Il risultato di questa azione combinata si manifesta in particolare con un notevole rinforzamento delle pareti capillari. Azione antimutagenica: in esperimenti effettuati su Saccharomyces cerevisiae S288C è stata rilevata una riduzione del 65% delle mutazioni spontanee dei mitocondri, analogamente una aumentata resistenza alle mutazioni del nucleo in presenza di canavanina.
Questa azione sembra direttamente collegata all’attività antiossidante delle OPC. È quindi prevedibile un razionale impiego delle proantocianidine nella prevenzione di alcune malattie croniche degenerative: disturbi cardiovascolari e proliferazione cellulari invasive.

Indicazioni terapeutiche
1) insufficienza venosa periferica (vene varicose, linfoedema, ecc.), retinopatie (microangiopatie della retina) diabetiche e non, fragilità capillare: le proantocianidine oligomeriche hanno la capacità di rinforzare le pareti mediante un aspecifico legame con le fibre elastiche, collagene ed elastina, ma non basta: svolgono una azione inibitrice nei confronti degli enzimi chiave dell’endotelio capillare e della matrice circostante (collagenasi, elastasi ecc.) combinata con la fondamentale protezione dai danni provocati dai radicali liberi; 2) prevenzione e trattamento delle malattie cardiovascolari (disturbi della circolazione arteriosa periferica, del microcircolo cerebrale e cardiaco, alterazione dell’aggregazione piatrinica): oltre alla potente azione di radical-scavenger questa classe di flavonoidi possiede la capacità di favorire una normale funzione piastrinica, permettendo al sangue di fluire attraverso i vasi, riducendo così il rischio di malattie cardiovascolari; 3) stimolazione del sistema immunitario: in particolare è stata dimostrata una reale protezione dei macrofagi nei confronti dei danni ossidativi prodotti dai radicali liberi.

Posologia
Nell’insufficienza venosa o venoso-linfatica e nel linfoedema post-operatorio è stata effettuata una sperimentazione in doppio-cieco somministrando 150 mg di OPC (come estratto secco standardizzato di semi di uva rossa) per 2 volte al giorno: è risultato un miglioramento nell’87% dei casi, contro un 45% del placebo. In alcune affezioni sono stati sufficienti dosaggi di 30 mg 2 volte al giorno. Nei disturbi delle funzioni visive sono stati sperimentati da 100 a 300 mg 2 volte al giorno mostrando un rapido miglioramento (le OPC assicurano una più rapida rigenerazione delle rodopsina grazie al migliorato trofismo della retina). Come antiossidante e come preventivo per trattamenti prolungati sono sufficienti generalmente da 30 a 45 mg 1 o 2 volte al giorno.
I picnogenoli si sono dimostrati circa 30 volte più efficaci degli antiossidanti classici (beta-carotene, vitamina C, vitamina E) sia nel catturare i radicali liberi (free radical-scavenger) che nell’impedire la perossidazione dei lipidi, i danni alla membrana cellulare e al DNA, indotti dai radicali liberi. Peraltro si è visto che unendo gli estratti contenenti OPC agli antiossidanti classici si ha una sinergia di potenziamento.

Studi tossicologici
Le OPC sono praticamente prive di tossicità acuta per via orale (DL50>4g/kg nei ratti e nei topi), analogamente è stata testata la tollerabilità a lungo termine (60 mg/kg/dì per 6 mesi nei ratti) che ha mostrato una completa assenza di effetti collaterali e di tossicità.

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Riproduzione autorizzata purchè sia citata la fonte: www.calvizie.net
Data di pubblicazione o revisione: 24/Giu/2004
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